Villa Tereze

Villa Tereze

Marche, Italy

“L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi.” (Marcel Proust). Dopo l’orizzonte di colline appoggiate una sull’altra, le statali sonnolente, i filari armonici di vigne e ulivi cangianti, gli orti casalinghi e i campi a riposo. Oltre i confini boschivi tra un pendio e l’altro, dove la natura ha avuto la meglio, oltre le piazze amichevoli dei villaggi minuti, le rocche millenarie aggrappate alle alture più esose, Renate sotto il pergolato attende spesso l’arrivo di un musicista giapponese, di un cuoco polacco, o di una famiglia in viaggio da Londra.

Patisserie Burrow

Patisserie Burrow

New York, USA

Dopo tutto il magnifico frastuono e ogni bizzarria di Manhattan, cercherai la compostezza e i silenzi di Burrow. Contemplerai le simmetrie della vetrinetta dei dolci, con le orecchie di elefante di sfoglia, i biscotti al the verde arrostito, la nostalgica granola di ciliegie, i croissant alle mandorle. Tutto qui è ridotto in scala di perfezione e consumato in una minuscola pace estetica. La proprietaria e chef Ayako Kurokawa appare e scompare dalla cucina nel suo grembiule di lino indaco, rifornisce i vassoi di bocconi dolci e salati, è nata nell’Hokkaido e non sa dire quasi da quanti anni cucini a New York City queste delizie, francesi, bretoni oppure semplicemente giapponesi. Nella piccola lobby degli uffici del 68 di Jay Street, Dumbo, Williamsburg, NYC.

Woodspon

Woodspon

Los Angeles, USA

Downtown LA è il nostro meraviglioso compromesso per stare a metà strada tra l’Art’s District e Silver Lake, che è dove ci piace muoverci a Los Angeles. La cosa geniale è che ogni anno che ci torniamo, troviamo una manciata di posti nuovi che sono esattamente i locali dove scendere a piedi per cena la sera, dopo la doccia, quando rimettersi alla guida dell’auto è l’ultima cosa che faremmo. Che è anche come dire: sentirsi una giovane coppia del quartiere. Woodspoon ce l’ha suggerito l’amico Carl, dopo che uno dei nostri ristoranti preferiti ha chiuso a Little Tokyo.

Manuela

Manuela

Los Angeles, USA

L’L.A. Art’s District forse esiste come quartiere da quando Hauser & Wirth, una sofisticata galleria d’arte contemporanea grande come un museo o due, ha aperto in 901 East 3rd Street. Manuela è arrivato un anno dopo come perfetto rendez-vous, “Le sensibilità rurali di Whitsell hanno preso posto nello spazio più urbano della West Coast” (Jonathan Gold, Los Angeles Times). Chef Wes Whitsell viene dal Sud, precisamente dal Texas, con una borsa piena di verbi adatti a un piccolo pasto del futuro: in-house smoking, fermenting, preserving, pickling. Ci sono una chicken house dove vivono dodici galline di razza rara e un planting garden dove crescono gli ortaggi della casa e questo dentro alle mura di un ambizioso contenitore d’arte. C’è un Paul McCarthy alle spalle del nostro tavolo. S’intitola “You Ain’t Done Yet” la carta dei dolci. Finiremo in cortile con grandi cucchiai di ottone affondati nel gelato al miele e alle fragole arrostite, a un tavolino da due con ampie sedie mid-century dai braccioli di legno e dai cuscini di velluto cipria. E come accade nei progetti più saggi, una cosa tira l’altra, il ristorante invita a perdere tempo nell’artbook e nelle sale espositive e viceversa.

Bread Lounge

Bread Lounge

Los Angeles, USA

É il forno di fiducia di Downtown Art’s District, potreste mancarlo al primo colpo, nascosto all’incrocio più di passaggio e più trafficato di South Santa Fe Avenue. O meglio, dovrete andarci apposta. Per i Balkan Borek, triangoli di sfoglia, ricoperti di sesamo e bruciacchiati il giusto, friabilissimi, farciti di feta, spinaci e cipolle. Per il Challah, il pane ebraico a treccia del venerdì, per i grissinoni con olive kalamata e za’atar, miscela di erbe, maggiorana, origano e timo. Delizie artigianali medio-orientali e baguette realizzate alla perfezione, da fare la fila il sabato mattina tra giovani uomini e donne degli studios del quartiere.

La Rustita

La Rustita

Marche, Italy

Spiagge nude, chalet chiusi, lungomare sgombro. L’ Adriatico in autunno è per pochi, tiepido e bonario, vagamente struggente. È soprattuto per chi lo abita stabilmente, che in pausa pranzo può sedersi nel cortile di una trattoria del porto, a prendere l’ultimo sole. A Fano i giovani amano incontrarsi a La Rustita, e noi con loro. Ci nutriamo di insalata di mare, calamari alla brace, frittura e insalata mista e vino bianco della casa, tra legni bianchi e vento salmastro.

Taverna della Rocca

Taverna della Rocca

Marche, Italy

La Taverna della Rocca ha il profumo delle mie domeniche d’infanzia, tavolate lunghe e pasti che sapevano di rito. Profumo di ragù denso, cucinato piano piano, di pasta all’uovo tirata a mano, senza la quale non era festa. Di carne abbrustolita sulla brace del camino. Unica “stravaganza” sono le piade sfogliate che qui vengono cotte sul fuoco (vanto delle donne di casa), e servite con erbe di campo e tome locali. Ode alla dedizione e alla semplicità.

Confiteria Bristol

Confiteria Bristol

Buenos Aires, Argentina

Un ragazzo e una ragazza passeggiano lungo via Esmeralda. È fine febbraio, e malgrado l’estate sia sul finire, l’aria di Buenos Aires è ancora torrida. Sono appena arrivati e il destino del giorno è quello di non avere alcuna meta. La piccola Confiteria Bristol è l’indirizzo che non stanno cercando. La ragazza ordina due empanadas vegetariane, il ragazzo tre di carne, senza indugio. Di fronte alle vetrine bombate di questa pasticceria, che dal 1952 vive delle liturgie domestiche dell’alta borghesia locale, parlano con l’uomo al bancone, un peruviano che ha imparato le arti del mestiere da piccolo e con una distinta signora, che il pasticcere si affretta a presentare come fedele habitué e nipote del Presidente Avellaneda. Cosi, deliziosi fagotti di pasta friabile dall’orlo ondulato -che la ragazza, col tempo, imparerà a modellare con progressiva maestria- sono il main course di un pic-nic improvvisato su una panchina del breve parco di fronte al Palacio de Relationes Internationales.

La Bamba de Areco

La Bamba de Areco

Buenos Aires, Argentina

Solo la prateria pampiana che si apre oltre la periferia Nord-Ovest di Buenos Aires mette a tacere il nostro entusiasmo nei confronti dei ghiacciai del Big Sur (Grande Sud), che abbiamo appena lasciato. È domenica ed è estate. Il vento vizia le chiome degli alberi con carezze ipnotiche e profonde. Dopo una strada sterrata un giovane gaucho ci aspetta al cancello, scultoreo e fiero quanto il cavallo che governa con cenni minimi. Lo seguiamo fino all’ingresso di una dimora porpora orlata di bianco, lungo un corteo intimo che taglia in due una campagna ordinata al primo tramonto. Ogni cosa in questo continuo paesaggio rurale materno sembra danzare cautamente di movimenti ancestrali. Il prato si è fatto più verde, il cielo più vaporoso e alto. Questa Terra è diventata, a suo modo, anche per noi, promessa di felicità…

Hub Porteño

Hub Porteño

Buenos Aires, Argentina

“Tutte le mattine felici si assomigliano” -Eccomi, Jonathan Safran Foer- I nostri risvegli all’Hub Porteño contenevano un’allegria discreta e innocente, che neppure la pioggia passeggera che tamburellava sulla veranda riusciva a dissolvere. Spalle alla parete-giardino, sul divano rigato, sorseggiavamo il caffè in porcellane decorate e aspettavamo che i nostri medialunas quotidiani uscissero dal forno, massimamente pomposi e fragranti. Le storiche famiglie del quartiere riprendevano la propria routine “classica” e il sole cominciava ad asciugare le pozzanghere minori. Quando gli impegni lo consentivano, ci piaceva allenare la nostra idea di lusso: raggiungere il roof e oziare in un eden privato tra le cime dei palazzi, indugiare nella grande vasca di marmo e, all’ora della merenda, concederci una porzione di torta fatta in casa e un mate, riprendendo in mano quel libro di estancias incantate.

Oviedo

Oviedo

Buenos Aires, Argentina

È estate a Buenos Aires e gli habitué del pranzo iniziano a sedersi nella sala raggiante di Oviedo e a salutare confidenzievoli i camerieri indaffarati negli ultimi preparativi. Ci abituiamo subito ai gesti cerimoniosi, ai convenevoli accennati, alla cortesia, alle conversazioni sussurrate sopra alle tovaglie immacolate. Un mondo classico e senza sbavature, dove l’eccentricità è concessa a piccole dosi sulle grandi tele appese alle pareti e sui piatti. La sapienza dei cuochi e il loro estro arrivano in sala sottoforma di composizioni patinate, a volte geometriche, a volte più fluide. Ogni portata è un bouquet di sapori nitidi e inconsueti, il cui equilibrio provoca stupore a ogni boccone. Un carattere che si realizza tra creatività morigerata e tradizione, tra eterno e non convenzionale.

Big Sur

Big Sur

Buenos Aires, Argentina

“La domanda cui cercherò di rispondere è la seguente: Perché gli uomini invece di stare fermi se ne vanno da un posto all’altro?” -chiese una volta Bruce Chatwin a Tom Maschler. Io viaggio cercando ciò che conosco e ciò che ancora ignoro. Certamente cerco la mia prima Parigi, le prue dove mi rifugiavo da piccola, i nidi lussuosi delle cigua palmera e le nuvole sarde, l’Hudson River quando si lascia alle spalle gli ultimi caseggiati di New York City e i Caraibi dopo Cape Town…

Proper

Proper

Buenos Aires, Argentina

Alcune vocazioni sono lampanti già in giovinezza. Come quelle di Heinrich Harrer (Hüttenberg, 6 luglio 1912 – Friesach, 7 gennaio 2006), che in età scolare vinse il Campionato Mondiale Studentesco di discesa libera e che da grande e dall’altra parte del mondo, dopo perigliose avventure e sventure, divenne maestro e amico fedele del quattordicesimo Dalai Lama, come narra il suo best-seller dal titolo Sette Anni in Tibet.

Masseria Tagliente

Masseria Tagliente

Puglia, Italy

Io penso che se avessi una masseria, la vorrei così, una dimora signorile di famiglia, con la grande facciata bianca immacolata, alla spagnola, i cinque balconi al piano nobile per affacciarsi a vedere se i cavalli neri selvatici sono tornati dal bosco, se le capre sono andate nella stalla, se Brindisi e il Mar Ionio luccicano la sera. La cucina ad angolo rivestita di maioliche, che finisce in una grande terrazza sul tetto, vicino alla statua di San Martino…

Masseria Schiuma

Masseria Schiuma

Puglia, Italy

Schiuma è una parola magnifica, in un attimo balenano in mente la spuma dei cavalloni del mare, le bolle di sapone morbide e i loro arcobaleni, il latte soffice, la schiuma da barba che sa di colonia pungente, una leggerezza che è propria dell’infanzia, una goliardia che sa di adolescenza, una consistenza effimera che chiama a giocare a ogni età. C’è una Strada Schiuma, che da un punto della S90 che corre da Monopoli a Savelletri, verso Sud, lascia il mare per una campagna inattesa. Masseria Schiuma prende il suo nome, io credo perché la semplicità dei suoi padroni – una coppia danese sincera, aggraziata, bella, Pernille e Lars – è tale da non aver voluto aggiungere altri fronzoli, altri significati a un luogo che è un tempio degli spazi privati e degli spazi condivisi. Ogni movimento di oste e ospiti è libero e maturo…

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