Hub Porteño

Hub Porteño

Buenos Aires, Argentina

Set 2017

“Tutte le mattine felici si assomigliano” -Eccomi, Jonathan Safran Foer-

 

I nostri risvegli all’Hub Porteño contenevano un’allegria discreta e innocente, che neppure la pioggia passeggera che tamburellava sulla veranda riusciva a dissolvere. Spalle alla parete-giardino, sul divano rigato, sorseggiavamo il caffè in porcellane decorate e aspettavamo che i nostri medialunas quotidiani uscissero dal forno, massimamente pomposi e fragranti. Le storiche famiglie del quartiere riprendevano la propria routine "classica" e il sole cominciava ad asciugare le pozzanghere minori. Quando gli impegni lo consentivano, ci piaceva allenare la nostra idea di lusso: raggiungere il roof e oziare in un eden privato tra le cime dei palazzi, indugiare nella grande vasca di marmo e, all’ora della merenda, concederci una porzione di torta fatta in casa e un mate, riprendendo in mano quel libro di estancias incantate.

“Raccolto” è un termine polisemico, che a Recoleta dimentica la propria poliedricità e si concentra sul significato di intimità, discrezione e quiete, a partire dall’origine del nome del quartiere, che deriva dal Convento dei Padri "Recoletos" (in italiano, raccolti appunto), fondato nei primi del Settecento. Ma "recoletas" sono anche le vie ombreggiate del quartiere, le confiterie fascinose e mai leziose, e le stanze adulte di Hub Porteño, che del classico hotel ha pochi tratti e del nido domestico prende la materna arte dell'accudire.

 

Parole Laura Taccari. Foto José Pereyra LucenaUn'esperienza di viaggio realizzata artigianalmente a cura dell'agenzia Mai10.