La Bamba de Areco

La Bamba de Areco

Buenos Aires, Argentina

Set 2017

Solo la prateria pampiana che si apre oltre la periferia Nord-Ovest di Buenos Aires mette a tacere il nostro entusiasmo nei confronti dei ghiacciai del Big Sur (Grande Sud), che abbiamo appena lasciato. È domenica ed è estate. Il vento vizia le chiome degli alberi con carezze ipnotiche e profonde. Dopo una strada sterrata un giovane gaucho ci aspetta al cancello, scultoreo e fiero quanto il cavallo che governa con cenni minimi. Lo seguiamo fino all'ingresso di una dimora porpora orlata di bianco, lungo un corteo intimo che taglia in due una campagna ordinata al primo tramonto. Ogni cosa in questo continuo paesaggio rurale materno sembra danzare cautamente di movimenti ancestrali. Il prato si è fatto più verde, il cielo più vaporoso e alto. Questa Terra è diventata, a suo modo, anche per noi, promessa di felicità.

La Bamba: dal celtico “Bahamba”, luogo di ristoro e accoglienza. L’estancia, fondata nel 1830, era infatti la prima stazione di posta del Camino Real, dove si riposavano i pellegrini in cerca fortuna verso Nord e e l'ultima prima di rientrare in città al loro ritorno. Esploriamo a piedi scalzi, attraversiamo le mura di stanze fresche e ovattate, il giardino secolare, sperimentiamo il nostro “ristoro” dondolando i piedi nell’acqua smeraldina della piscina. La Bamba de Areco è leggenda e oasi odierna, ruralità e bellezza patinata, orgoglio e generosità, è un insieme di desideri che induce complicità subitanea e limpida affezione. La cena è allestita in un tavolo comune nella sala da pranzo della casa padronale. Convivialità domestica condivisa con gli ospiti della tenuta, preceduta dall'aperitivo servito nel living, tra decorazioni equestri e divani paffuti. Si rompe il ghiaccio, come a un festa casalinga i cui invitati sono curiosi e sconosciuti. Il menù prevede una composizione vegetariana, “lombo” prelibato e un finale di frutta e crema. Qualcuno si ritira nel proprio patio o nella biblioteca. Noi torniamo nel giardino ora punto di lucciole, spalle alla Pulperia e occhi rivolti ai campi in notturna.

Domani ci sveglieremo all'alba, mentre i medialunas staranno crescendo in forno. Perché per noi essere in vacanza non vuol dire prolungare i sonni ma avvantaggiare la scoperta. Verremo premiati con un tappeto di erba soffice e rugiada, che registrerà ogni nostro passo. Da un lato, il primo sole e dall'altro, i giocatori di polo e i propri cavalli che si alleneranno correndo avanti e dietro sull'orizzonte, ci faranno ricordare che il mondo ha solo bisogno di maggiore semplicità e devozione.  E noi, di albe come questa.

Parole e foto Laura Taccari. Un'esperienza di viaggio realizzata artigianalmente a cura dell'agenzia Mai10.