Silenzio e luce nordica

Silenzio e luce nordica

Antwerp, Belgium

Giu 2013

Testo: Laura Taccari

Foto: Elvire Van Ooteghem, Laura Taccari e Courtesy of Boulevard Leopold

 

Ascoltare: Jens Lekman, Department of Forgotten Songs (volume basso)

 

Arriviamo ad Anversa in una mattina di inzio primavera, sotto un cielo terso che pare dipinto e la prima cosa che amiamo è il suo silenzio. Poche auto in giro, anzi quasi nessuna, ma tante, tantissime bici che sfrecciano lungo le piste ciclabili a velocità sostenuta. Il nostro bed and breakfast è un palazzo vecchio nel quartiere ebraico. Ha un nome insolito, si chiama Boulevard Leopold e nessuna insegna fuori. Suoniamo il campanello accanto al portone, come se andassimo a casa di amici. Martin ci riceve come se ci conoscesse già (lui e la sua famiglia vivono qui, insieme agli ospiti di passaggio). Alle sue spalle, una scala di marmo color neve ghiacciata, soffitti altissimi, luce pallida. Quadri, specchi, campane di vetro e libri ovunque. Stanze dalla pace decadente, quasi mistica. La nostra stanza è l’ultima partendo dal basso. Il bagno è tutt’uno con la sala, a dividere gli ambienti solo un timido séparé. Ancora più in alto, sul soppalco che cigola, il nostro letto, così in sù da essere dentro al cielo.

Per una pausa ci sediamo alla De Biologisch-Dynamische Bakkerij. Insalata di salmone selvaggio e pane nero. Qualità eccellente, porzioni giganti. Una coppia di signore giocano a carte in giardino. La luce prende ogni cosa dal suo lato migliore. Dalla piazza centrale, Groenplatz, proseguiamo lungo la Nationalestraat con le sue boutique di moda. Il fiume Scheda è dietro l’angolo. Così ampio che potrebbe fare concorrenza a un mare. Kloostertraat è un vero paradiso per i nostalgici del vintage più pregiato. Un susseguirsi di brocantage, antique shop e librerie d’epoca e il pomeriggio scorre via così, rovistando nelle botteghe polverose. L’aria è fresca ma non troppo, la gente affolla i tavolini fuori dai ristoranti nella zona dei Southern Docks. Per la cena precoce (a nord si mangia presto) scegliamo il Fiskerbar, bistrot di pesce con tavolini bianchi, lampadine appese ad un filo, allegria e musica perfetta. L’ unico guaio è il menù, scritto fitto fitto, sulla lavagna appesa al muro, esclusivamente in fiammingo. Per ordinare ci alziamo e indichiamo i crostacei col dito al bancone, come fanno i bambini quando scelgono i gusti di cui non conoscono il nome. Quando finiamo di cenare il buio è ancora lontano, decidiamo di camminare lungo i viali alberati fino a raggiungere la nostra casa. Qualche rabbino ortodosso si affretta lungo la strada dentro la sua tunica severa, difficile raccogliere uno sguardo sotto agli enormi cappelli neri.Il sole, prima di andarsene, rende indaco il cielo dietro gli abbaini, la luce nordica si è fatta più attutita e allo stesso tempo intensa, rassicurante, e il silenzio è ancora più forte la sera, così acuto che induce a sussurrare.

Buona Notte Anversa.