Perdersi nella Medina

Perdersi nella Medina

Marrakech, Morocco

Set 2013

Testo Paola Corini, Foto Luca De Santis

Ascoltare: Arcade Fire, Reflektor

 

Dicono di perdersi nella medina di Marrakesh. Ci hanno portato con un carretto per le valige, abbiamo suonato a un immenso portone di legno nero lucido e siamo spariti tra le stanze scure e fresche di un riad. Sono uscita subito, mi sono mossa svelta e attenta tra le vie piccole, dolcemente curve, un labirinto dove senti di conoscere la strada e giuri di ricordarla. Nessuna finestra o balcone affaccia sui vicoli della medina, i muri ocra e rosa sono pareti alte e continue. Fascine di menta fresca dalle piccole foglie smeraldo, che ti fanno inspirare più forte dalle narici. Pile di arance mature. Piramidi di uova pronte per cucinare msemmen, crepes quadrate e spesse cosparse di miele e semi di sesamo, costantemente sul fuoco. Un pavimento di tasselli di ceramica colorata ti chiama a entrare, a sbirciare un patio nudo con una fontana al centro e bambini che giocano a palla in qualche angolo. Gatti lunghi e magri dormono al sole. Motorini a motore spento che si fanno strada tra i passanti, sicuri e impertinenti. Barattoli di spezie, erbe mediche e pigmenti sugli scaffali delle erboristerie. Si dorme in abitazioni tradizionali, i riad, nascosti dietro a portoni pesanti, che si aprono raramente e per poco, all'inizio non li sai ancora riconoscere. Dentro è il paradiso. Alberi di arance e limoni, rose e bouganvilles, palme, balconate con balaustre in legno di cedro cesellato, pareti tinte a calce, rosso e zafferano, lucide al tatto. Terrazze alte e assolate. Profumo di fiori d'arancio sulle mani. La forte chiamata alla preghiera della moschea della Koutoubia. Il blu Majorelle. C'è l'Arabia, l'Andalusia, la Francia e c'è il Nord Africa a Marrakech e trasuda di elegante bellezza.